venerdì, 18 aprile 2008
Ieri sera c'è stata la presentazione del libro, frutto del lavoro del corso di scrittura creativa. Si tratta di tre racconti, di diverso stile e diverso argomento, scritti a più mani, ma prima di parlare dei racconti, vi faccio una breve cronaca della serata.
Noi autori, assieme all'insegnate e al direttore dell'Università Popolare, ci siamo trovati alle 19.30 in sala consigliare per fare gli ultimi preparativi per la serata.
Alle 21.00, quando la sala ha cominciato a riempirsi, è iniziata la presentazione; prima con i ringraziamenti alle varie autorità presenti, e agli sponsor che hanno sostenuto l'Università Popolare, poi l'assessore si è complimentato con gli autori e con i promotori di tale progetto. E infine abbiamo preso parola noi, con la nostra insegnante, che ci faceva da relatrice e di volta in volta presentava il brano che poi veniva letto da uno degli autori.
Quando è stato il mio turno mi sono un po' impaperato...ma credo che sia normale in una situazione del genere...
La serata si è conclusa con alcuni interventi da parte degli spettatori intervenuti e con un ricco buffet.
La sorpresa più bella è stato quando, dopo che avevano acquistato il libro, la gente veniva da noi per farselo firmare...(nemmeno fossi John Grisham....)
Ora stiamo lavorando per far uscire il libro in libreria e spero che questo avvenga presto.
Il titolo è "Passi d'autore" e come dicevo prima è costituito da tre racconti.
Il primo è una sorta di giallo, in cui avviene una sparizione, il secondo (tra i cui autori ci sono io) parla di due genitori e del loro rapporto con i figli, il terzo è un divertente racconto di due personaggi quasi omonimi e sugli equivoci dovuti a ciò.
Non vi dico nulla di più, perché se vorrete prendere il libro rovinerei la sorpresa.

Scritto da Crybboy alle 17:24 ..::.. racconti e poesie, giorno per giorno, in me ..::.. commenti (7) ..::..
mercoledì, 19 marzo 2008
Breve racconto, fatto in pochi minuti, durante la lezione del corso di scrittura creativa, in cui dovevamo inventarci un dialogo tra due oggetti inanimati o tra due animali o tra un animale ed un oggetto.
Questo è quanto ho prodotto:
L'effimera si avvicinò alla pendola.
“Cosa sei?” le chiese
“Una pendola”
“Cos'è una pendola?”
“Un orologio”
“E cosa fai?”
“Misuro il tempo”
“Il tempo?!”
“Si, le ore, i giorni, gli anni....”
“A cosa serve misurare il tempo?”
“Serve all'uomo per organizzare la sua vita”
“Il tempo è dunque solo questo?”
“Questo cosa?”
“Una convenzione, qualcosa che ha inventa l'uomo e con esso muore...”
“No. Il tempo è sempre esistito e continuerà ad esistere”
“Ma quando l'uomo non ci sarà più, nessuno avrà più bisogno di misurare il tempo”
“E' vero, ma il tempo continuerà a passare, le stagioni continueranno ad alternarsi, i pianeti continueranno a nascere e a morire e così ogni forma di vita.”
“Ma allora cos'è il tempo?”
“Il tempo non è. Presente, passato, futuro, prima, dopo; sono solo termini inventati dall'uomo. Il tempo è indefinibile a parole. Tuttalpiù lo si può definire relativamente ad una forma di vita”
“E dopo?”
“Dopo...?”
“Si dopo la vita..., dopo la morte, ci sarà ancora il tempo?”
“Intendi nell'aldilà, in una vita dopo la morte?”
“Si”
“Non lo so, ma non credo che avrà importanza” rispose la pendola
Scritto da Crybboy alle 15:16 ..::.. racconti e poesie, filosofeggiando ..::.. commenti ..::..
martedì, 22 gennaio 2008
Questa specie di poesia l'ho scritta più di quattro anni fa, ispirato da un fumetto. Credo sia carina e per questo ve la propongo qui:
Occhi grandi pieni di paura,
cappello rosso calato in testa
in questa notte fredda e scura
Timmy si perde nella nera foresta.
Sbuca dal nulla un ombra feroce,
il piccolo cuore gli batte più forte
mai ha provato un dolore così atroce
beffardo è il destino, amara la sorte
Solo in sella alla sua bicicletta
con in animo un piccolo peccato
Billy pedala di tutta fretta
non è stato ancora perdonato
Aspetta paziente il pazzo assassino
ha in volto un sadico sorriso
attende nell'ombra il biodo bambino
per sfregiargli il candido viso
Si gira nel letto zuppo di sudore
a tarda notte il sonno agitato
ha appena letto una storia d'orrore
e la coscienza di rosso sporcato
Nasconde la testa sotto il cuscino
la mente è bugiarda, il cuore sincero
Jimmy brama il nuovo mattino
prima che arrivi il cattivo uomo nero
Sono solo bambini impauriti
grandi le paure da affrontare
vengono però ora puniti
le loro colpe devono pagare
Le ombre erano soltanto fantasia
nate dal loro cuore macchiato
al nuovo sole svanisce la nera magia
sono felici di aver solo sognato
Scritto da Crybboy alle 05:26 ..::.. racconti e poesie, in me ..::.. commenti (4) ..::..
lunedì, 14 gennaio 2008
Racconto con il quale aderisco all'iniziativa di Comix, Un sorriso lungo un anno, in favore della lotta contro il Neuroblastoma infantile: una bella iniziativa che può aiutare chi ha più bisogno.
“Gli uomini non sorridono. Ghignano” gli disse una volta suo papà quando era piccolo. Orfano di madre, Alberto, era stato cresciuto da un padre duro e competitivo che non gli aveva mai concesso un gesto di dolcezza; mai una carezza, mai un bacio ne un semplice sorriso. Ricordava una volta, avrà avuto circa sette anni, suo padre lo aveva portato al lavoro con lui. Faceva il rappresentante per una casa farmaceutica e quel giorno avevano girato per diversi studi medici per pubblicizzare i suoi prodotti. Alberto ricordava che quel giorno, suo papà aveva sorriso molto a tutti i dottori che incontrava, così durante il tragitto di ritorno verso casa chiese:
“Perché sorridevi tanto con quelle persone e con me non lo fai mai?”
L’uomo si voltò a guardarlo e gli disse: “Alberto, io non ho sorriso a quei medici, ho mostrato loro i miei denti. Ho ghignato. I sorrisi sono per i deboli; sono come delle piccole crepe su un muro, dalle quali, chi si vuole approfittare di te, farà breccia per abbattere le tue sicurezze. Dunque, ricorda: gli uomini non sorridono. Ghignano.”
Così Alberto era cresciuto senza saper sorridere, ma facendosi strada ghignando, mettendo in mostra canini e incisivi, come uno squalo pronto ad addentare la sua preda. All’inizio era stato semplice; distribuire falsi sorrisi gli veniva naturale, del resto lui non ne aveva mai ricevuti di sinceri, e da quando era diventato un uomo di successo, la cosa gli risultava ancora più facile. Poi però le cose cominciarono lentamente a cambiare, si accorse che quel modo di fare, anche se gli aveva regalato un’importante carriera, lo aveva contemporaneamente fatto diventare un uomo solo, perché gli altri avevano paura di lui. Durante la sua vita aveva avuto pochissimi amici e ancora meno donne, che si erano rivelate per lo più fuochi fatui, fiamme fredde della durata di una notte.
Una volta, da una di queste relazioni era nato un bel bambino, così decise di sposarsi, ma ben presto iniziò a trascurare moglie e figlio, così pochi mesi dopo il matrimonio naufragò.
Fu poco dopo il divorzio che cominciò a sentire un buco nella sua vita. Nonostante fosse molto ricco, sentì che gli mancava qualcosa, ma non riusciva a capire cosa fosse.
Non riuscì a capirlo fino a quella sera, quando finalmente un incontro gli cambiò il resto della vita.
Scritto da Crybboy alle 23:51 ..::.. racconti e poesie, giorno per giorno, in me ..::.. commenti (1) ..::..
martedì, 06 novembre 2007
(Questo racconto è nato come esercizio per il corso di scrittura creativa, forse non soddisferà molti, dato il finale, ma l'ho scritto apposta così, come sorta di scherzo all'insegnate, che mi "odia" quando concludo i racconti in questa maniera...Insomma mi sono voluto divertire un po...)
La lettera arrivò in una ventosa mattina autunnale. Alberto la aspettava da diversi mesi e quando, quel giorno, vide il postino attraversare il vialetto ingombro di foglie gialle e rosse, si precipitò fuori, prima ancora che questi potesse suonare il campanello.
Per un attimo, mentre stava esaminando la posta, temette che anche questa volta la lettera non fosse arrivata; poi, vide la busta gialla con il logo della casa editrice alla quale, molti mesi prima, aveva mandato alcuni suoi disegni, e tirò un sospiro di sollievo.
Quella mattina aveva saltato la suola nella speranza di ricevere quella lettera, ma ora che l’aveva in mano, sentì tutto l’entusiasmo svanire.
Le mani gli tremavano e il cuore gli galoppava in petto. Dentro a quella busta c’era una risposta che, in un modo o in un altro, gli avrebbe cambiato la vita. Se ci fosse stata una risposta positiva, si sarebbe dovuto, abbandonando la famiglia, la scuola e gli amici, ma ancora peggio sarebbe stato se avesse ricevuto un rifiuto, mettendo così fine alle sue ambizioni di diventare il nuovo Manara.
Si fece coraggio e fece per aprire la busta quando squillò il telefono. Andò a rispondere e dopo qualche istante sbiancò in volto.
Riattaccò la cornetta; quindi strappò la lettera senza nemmeno aprirla e la gettò nel caminetto acceso.
Ormai non aveva nessuna importanza.
Uscì di casa chiudendosi la porta alle spalle, saltò sulla sua bicicletta e si avviò per una strada mai così deserta e silenziosa.
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domenica, 28 ottobre 2007
Al ritorno da una serata passata in compagnia, un tale stava guidando su una strada secondaria, quando nota sul ciglio della strada una bella ragazza che faceva l’autostop. Dopo un attimo di esitazione decide comunque di fermarsi e di darle un passaggio.
Durante il tragitto la ragazza si dimostra simpatica e loquace, così i due chiacchierano molto.
Ad un certo punto lei dice di aver freddo, così l’uomo le presta la sua giacca.
Dopo qualche chilometro la ragazza si fa lasciare nei pressi di una casa isolata, e dopo aver salutato se ne va. A questo punto lui si accorge che la giovane ha tenuto con se la sua giacca, ma decide di tornare a prenderla il giorno seguente, così avrebbe avuto una scusa per rivedere la bella autopista.
Il giorno dopo tornò dunque a casa della ragazza e quando suonò alla porta, ad aprirgli venne un anziana signora. Lui disse di essere venuto a riprendersi la giacca che aveva prestato la sera precedente alla figlia. La signora disse che non era possibile poiché la figlia era morta da cinque anni. Il ragazzo sbigottito si fece indicare dov’era sepolta la ragazza. Quando arrivò alla tomba, il ragazzo si bloccò impietrito, la foto sulla lapide era proprio della giovane alla quale aveva dato un passaggio la notte prima, ma ciò che gli fece gelare il sangue nelle vene fu un’altra cosa.
Appoggiata sulla lastra tombale c’era la sua giacca a cui era stato appuntato un biglietto che diceva: “GRAZIE”
Mi sbagliavo. Ora, dopo quanto mi è accaduto non più di due mesi fa, credo che certe storie non siano semplicemente veritiere, ma reali; fatti veri accaduti realmente.
Avendo ancora alcune cose da sistemare, a mezzogiorno mi preparai un paio di panini, tirai fuori l’unica una birra che avevo in un frigo ancora vuoto, e mi sedetti in terrazza a consumare il mio frugale pranzo. Il sole picchiava con forza, in un cielo sgombro da nuvole, sul quartiere silenzioso.
In quel momento, soltanto una mezza dozzina tra appartamenti e villette erano abitati, mentre altrettante abitazioni si sarebbero riempite da li a poco, quando i padroni di casa sarebbero tornati dalle ferie. La maggior parte degli edifici era dunque vuota e così, in quel primo pomeriggio di un giorno di metà agosto, l’unico rumore che si poteva udire in tutto il quartiere era la voce della giornalista televisiva, proveniente da una finestra aperta in qualche angolo nascosto.
Tutta quella quiete, insieme allo stomaco sufficientemente sazio, mi fecero cadere in un breve, seppur profondo, stato di sonno.
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venerdì, 21 settembre 2007
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venerdì, 10 agosto 2007
Aaron scoprì quella notte cosa significasse realmente avere paura; fino ad allora nemmeno il suo incubo peggiore era stato tanto terrificante.
Rinchiuso nell’armadio a muro, abbracciato al fucile da caccia che era appartenuto a suo padre, il suo respiro si era fatto affannoso, mentre grossi rivoli di sudore gli solcavano il volto.
Fuori la bestia fiutava l’aria, fiutava la sua paura. Presto la avrebbe trovato, e allora lui avrebbe dovuto ammazzarla, ma come poteva sparare a Mark, come poteva uccidere un bambino?
Mentre il bambino stava riordinando la cartella per tornare a casa, Aaron scostò le tende guardando dalla finestra.
La luna era già alta in cielo e in quella limpida serata di principio d’autunno sembrava ancora più grande e luminosa.
“E’ proprio una bella serata, vero signor Levi?” chiese improvvisamente il ragazzino.
“Si hai proprio ragione Mark”
“Lei conosce la storia del mostro di Howling Rock?”
Aaron si voltò a guardare il suo piccolo interlocutore.
“Si ne ho sentito parlare, ma è solo una leggenda.”
“E se non fosse così?” chiese nuovamente Mark.
Ora c’era qualcosa di strano nel volto del bambino, qualcosa di sbagliato. Il suo sguardo era triste e impaurito allo stesso tempo.
“Cosa succede Mark” chiese Aaron “c’è qualcosa che non va?”
“Mi dispiace…” rispose il ragazzino
Poi, portatosi le mani alla testa, cadde in ginocchio e un urlo spaventoso gli uscì di gola.
Aaron si precipitò per soccorrerlo, ma appena gli fu vicino indietreggiò immediatamente con gli occhi sgranati.
Il bambino continuava a dibattersi a terra e a strillare come in preda ad atroci dolori; le sue membra iniziarono a gonfiarsi lacerando i vestiti e Aaron poté sentire chiaramente lo scricchiolio delle ossa di Mark che si stavano allungando, mentre il corpo nudo veniva ricoperto da un folto pelo.
Gli splendidi occhi verdi del ragazzino si trasformarono in enormi, gialli occhi ferini; la mandibola si allungò fino ad assumere una forma animalesca, mentre il labbro inferiore si arricciò mettendo in mostra una lunga fila di denti aguzzi.
A quel punto Aaron, ormai in preda al terrore più profondo, cominciò a indietreggiare, non riuscendo però a distogliere lo sguardo da quella mostruosità.
Quando giunse alla porta della cucina, la creatura ululò e poi digrignando i denti si voltò verso di lui.
Aaron allungò il braccio verso il tavolo e afferrò il matterello che vi era appoggiato sopra; appena l’essere gli si avventò contro lui ritirò il braccio colpendolo così in pieno volto.
La creatura guaì.
Aaron approfittò di quell’attimo di stordimento del mostro per fuggire. Passando per il suo studio, con un calcio spaccò la rastrelliera dove erano esposti alcuni fucili, ne prese uno e controllò che fosse carico. Non avrebbe mai voluto usarlo, ma se fosse stato necessario almeno aveva un’arma con cui difendersi.
Scostò leggermente la porta e vide che il lupo teneva bloccata la porta d’uscita, per cui cercando di non fare rumore, salì al piano superiore passando per la cucina.
Dalla balaustra spiò al piano terra. Mark-lupo stava annusando l’aria, si fermò per un istante, poi spostò lo sguardo verso il suo nascondiglio. Il ghingo della bestia si fece più largo, come a volerlo deridere e con passi lenti, ma decisi cominciò a salire le scale.
Aaron strisciò il più rapidamente possibile in camera sua, chiuse la porta e si nascose nell’ampio armadio a muro.
Rimase in ascolto, ma per un lungo tempo non udì nulla, il tempo sembrava essersi bloccato e sentiva la paura aumentare maggiormente. Armò il fucile, ma ora non era più tanto sicuro che sarebbe riuscito a sparare a quel mostro. Continuava a vedere il volto sorridente di Mark e anche se adesso aveva le sembianze di un orribile lupo, lui continuava a vederlo soltanto come un bellissimo bambino.
Un colpo secco fece scricchiolare la porta, e al secondo la porta si aprì.
La creatura fiutò l’aria, fiutò l’odore di urina che chiazzò i jeans di Aaron; si voltò in quella direzione, e con un balzo sfondò le ante dell’armadio.
Aaron fece fuoco.
Aaron fu trovato agonizzante nella vasca da bagno con le vene tagliate. Trasportato d’urgenza all’ospedale riuscirono a salvargli la vita.
Tre anni dopo, in una notte di luna piena, del tutto simile a quella in cui si era verificata quell’orrenda tragedia, Aaron Levi fu assassinato nelle docce della prigione in cui stava scontando la sua condanna, in attesa del giorno in cui la sentenza di condanna a morte fosse stata eseguita.
I colpevoli non furono mai cercati
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mercoledì, 23 maggio 2007
(Questo è l'ultimo racconto che ho scritto per il corso di scrittura creativa, non è nulla si speciale, ma a me piace molto, anche perché riassume al suo interno i vari argomenti che abbiamo affrontato durante le lezioni, spero sia anche di vostro gradimento)
<<Dunque…lei era li, ma non ha visto nulla…>>
<<Esatto ispettore>> rispose Nathan sorridendo
Alle spalle del poliziotto, un uomo sulla quarantina, abbronzato e dal fisico possente, vi era una bacheca su cui erano attaccati diversi comunicati, articoli di giornale e varie foto, alcune segnaletiche, altre relative a delitti non ancora risolti.
<<Però è sicuro che l’assassino sia la persona che ci ha indicato…>>
<<Certo>>
<<E come fa ad esserne sicuro?>> chiese l’ispettore
<<La voce>>
<<La voce…?>>
<<Si, l’uomo che ha sparato parlava si in inglese, ma non americano, bensì britannico…>>
<<Ne è sicuro>>
<<Beh sono laureato in letteratura inglese, ho vissuto cinque anni a Brighton, e…>>
<<E?>>
<<…e l’uomo ha parlato di bobbies>>
L’ispettore aggrottò le sopracciglia <<Come?>>
<<Prima di premere il grilletto, l’assassino ha detto “tanto i bobbies, non arriveranno mai a me”>>
<<E allora?>>
<<Bobbies è il nomignolo con il quale i londinesi chiamano i poliziotti.>>
Nathan prese la tazza di caffè che aveva davanti e ne bevve un lungo sorso.
<<Ha idea di quanti britannici vivano a Boston?>> insistette l’ispettore <<senza contare i turisti…>>
<<Ma non credo che la vittima ne conoscesse molti, inoltre non è così che vi ha chiamato l’uomo di là?>>
<<Lei come fa a dire che i due si conoscessero?>>
<<L’ha detto lei prima. In casa della vittima non manca niente, ne è stato trovato nulla fuori posto, ciò dovrebbe escludere l’omicidio a scopo di rapina>>
L’ispettore si schiarì la gola, allentandosi il nodo della cravatta, evidentemente imbarazzato.
<<Tuttavia non basterà una voce a far accusare l’indiziato>>
<<Beh c’è anche la questione di quell’odore…>>
<<Quale odore?>>
<<Quando l’assassino è passato accanto al posto dove mi ero nascosto, ho sentito un forte odore di colla per modellini>>
<<Abbiamo trovato una mezza dozzina di modellini di navi e aerei a casa del sospetto>> disse l’ispettore, parlando più a se stesso che al giovane che gli sedeva davanti.
<<Posso andare ora>> chiese Nathan <<ho un appuntamento tra un quarto d’ora>>
<<D’accordo, ma si tenga a disposizione>>
Il ragazzo si alzò aggiustandosi sul volto gli occhiali scuri che aveva tenuto addosso per tutto l’interrogatorio, raccolse il bastone bianco da accanto la parete e fischiò: <<Flash, andiamo!>>
Un pastore tedesco che indossava una mantellina bianca con una croce rossa, sbucò da sotto il tavolo e si avvicinò al suo padrone. Nathan afferrò il guinzaglio rigido e uscì dalla stanza.
L'ispettore rimase a guardare il giovane che se ne andava e pensò: "Questo è prorpio un testimone impossibile"
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mercoledì, 04 aprile 2007
Questa vicenda è accaduta molti anni fa; anche se sarebbe più corretto dire che ebbe inizio molti anni fa.
All’epoca avevo circa venticinque anni e da allora non ne ho mai scritto, ne parlato con qualcuno. Non so perché, forse per una sorta di pudore, o perché sapevo che nessuno mi avrebbe creduto, o forse perché non ci volevo credere io stesso. Poi l’altra settimana ho letto quell’articolo sul giornale e ho capito che non erano state solo coincidenze, come mi ero voluto illudere fino a quel momento; era tutto vero e lo era sempre stato.
Ora, ho deciso di scrivere tutta la storia per lasciare una testimonianza di quanto accadde quella notte e sulle conseguenze che ebbe per tutti noi, ma soprattutto con la speranza che portandola alla luce, essa rimanga imprigionata in queste pagine, liberandomi da quel senso di colpa che grava su di me come un grosso macigno, da oltre cinquant’anni.
Quell’estate avevamo deciso che avremmo passato le vacanze girando l’Italia in moto, senza tappe precise, ma fermandoci di volta in volta dove il destino ci avrebbe condotto.
Simone, Alessandro, Jonathan con la sua eterna fidanzata Martina, ed io, eravamo in viaggio già da una settima e stavamo per lasciare la Toscana, per addentrarci nella verde Umbria. Avevamo trascorso il pomeriggio in un piccolo paese medioevale passeggiando tra le mura del piccolo borgo e visitando alcuni tipici edifici; dopo aver preso un aperitivo partimmo alla ricerca di un posto dove passare la notte.
Eravamo per strada ormai da due ore, e da più di una non incrociavamo anima viva. Improvvisamente ci trovammo avvolti da un'insolita nebbia estiva, talmente fitta che non riuscivo più a distinguere i miei compagni di viaggio, nonostante mi precedessero solo di qualche metro. Allo stesso tempo i rumori dell’ambiente circostante svanirono rapidamente; niente più cinguettio degli uccelli, ne fruscio del vento tra le fronde degli alberi. L’unico rumore che percepivo era quello dei potenti motori delle nostre moto, ma anche questo mi giungeva molto ovattato, come se la densità della nebbia ne assorbisse una parte. Ricordo che perso in quella coltre bianca, provai una strana sensazione, come se fossi prigioniero di una stanza senza pareti.
Poi, così com’era comparsa, la nebbia svanì, non diradandosi lentamente, ma tutta assieme all’improvviso; tant’è che rischiai di andarmi a schiantare contro la Harley di Alessandro.
I miei amici erano tutti fermi sotto ad un grande cartello stradale e stavano osservando la cittadina che si apriva al di la di esso.
Alzai lo sguardo e lessi sul cartello il nome di quel misterioso paese: ARGO.
Erano appena le otto di sera, eppure solo poche case avevano le luci ancora accese. Pensai che, essendo quello un piccolo borgo isolato, probabilmente la gente andava a letto molto presto.
Nella piazza principale, dominata dalla torre del campanile, un unico locale era ancora aperto. Sulla massiccia porta di legno l’insegna recita così: LA FORCA: ALBERGO-BAR-RISTORANTE.
Entrando mi ritrovai in un ambiente spazioso, ma non molto ampio, alcuni tavoli erano stati disposti nella piccola sala e lungo la parete opposta a quella d’entrata c’era il grande bancone da barista.
Quando la porta si chiuse alle mie spalle, gli unici quattro clienti si voltarono ad osservarmi, distogliendo per un attimo l’attenzione dalla partita a carte nella quale erano impegnati.
“Buonasera!” esordii
“Buonasera” mi rispose l’uomo che stava dietro al bancone “posso esserle utile?”
Spiegai che ero appena arrivato in paese con quattro amici, e che cercavamo dove passare la notte.
Per qualche istante l’uomo non disse nulla limitandosi a fissarmi, come se stesse cercando di studiarmi, poi mi sorrise attraverso la folta barba che gli incorniciava il volto.
“Ma certo” disse “potete scegliere la camera che volete, sono tutte libere, purtroppo non abbiamo molti visitatori.”
Chiamai gli altri e dopo averci registrati, l’uomo ci consegnò le chiavi delle due stanze, una tripla per Simone, Alessandro e me, e una matrimoniale per Jonathan e Martina.
“Sarebbe possibile avere qualcosa da mangiare?” chiesi
“Mi spiace” rispose “purtroppo la cucina è chiusa e la dispensa è vuota, ma se volete poco più a valle c’è un pub aperto fino a tardi.”
“Ah, bene!” lo ringraziai e salii in camera per darmi una rinfrescata.
Ci ritrovammo tutti nel salone mezz’ora dopo e notai divertito che i quattro clienti che avevo visto entrando, erano ancora seduti allo stesso tavolo a giocare a carte.
Chiesi indicazioni al simpatico proprietario su come raggiungere il pub che ci aveva indicato.
“La strada più semplice è quella che passa attraverso i campi qui dietro, non è molto illuminata, ma arriverete dritti a destinazione.”
Un attimo prima di uscire dal locale sentimmo una voce che diceva:
“Attenti all’albero degli impiccati…”
A parlare era stato uno dei quattro giocatori di carte.
“Cosa?” chiese Jonathan
“Tenetevi alla larga dall’albero degli impiccati” ribadì l’uomo.
“Di cosa sta parlando?” insistette Jonathan “Cos’è questa storia?”
Il proprietario dell’albergo trasse un profondo respiro e poi cominciò a raccontare.
“A metà strada tra qui e il pub c’è una grossa quercia dove, nel medioevo, venivano impiccati i condannati a morte. Per molti anni ladri, truffatori e assassini sono stati appesi per il collo proprio su quell’albero. Poi un giorno, un contadino del paese fu accusato ingiustamente di aver violentato e ucciso sette bambini. Nonostante lui continuò a proclamarsi innocente fino alla fine, nessuno gli credette e così anche lui venne impiccato laggiù, ma prima che il nodo scorsoio gli spezzasse il collo, l’uomo lanciò un anatema, una specie di maledizione.
Pochi giorni dopo la sua morte, sette ragazzini furono trovati impiccati alla stessa quercia. Il paese era in preda al panico, e ricordando le ultime parole del contadino ucciso, fu chiamato un prete esorcista per far benedire l’albero.
Da allora nessuno è stato più impiccato, ne si sono ripetuti casi come quello dei sette bambini, ma chiunque si è avvicinato troppo a quell’albero è stato vittima di strane e inquietanti visioni e molta gente del paese è pronta a giurare di aver visto il fantasma del povero contadino, penzolare dal grande albero che la osservava con gli occhi fuori dalle orbite.”
“Accidenti” commentò Martina “proprio una storia da racconto del terrore.”
“Ma è solo una storia” tentò di tranquillizzarla l’albergatore “una leggenda che ormai si tramanda da generazioni, per spaventare i nostri bambini o incauti visitatori come voi” e poi scoppiò in una grossa risata.
“In ogni caso tenetevi lontano da quella quercia” proseguì l’uomo al tavolo, che non aveva mai staccato gli occhi dalle sue carte.
Scritto da Crybboy alle 17:57 ..::.. racconti e poesie ..::.. commenti (5) ..::..
Io Amo
La mia famiglia, i miei amici, leggere, scrivere, la musica, i sogni, i baci, la cioccolata, la birra, il cinema
C i ò c h e O d i o
L'indifferenza, la maleducazione, la mancanza di rispetto, l'insensibilità, il dolore, l'arroganza, i sogni spezzati, la musica techno, la pizza fredda, gli imprevisti, andare dal dentista
W i s h L i s t
Scrivi qui i tuoi sogni nel cassetto.
S o g n i R e a l i z z a t i
Scrivi qui i sogni che sono diventati realtà.
I miei film
L'attimo fuggente, Gli anni spezzati, The Truman Show, Shining, Full metal Jacket, Arancia Meccanica, Barry Lyndon, Orizzonti di Gloria, 2001: odissea nello spazio, Il Padrino, Il Padrino 2, Il Padrino 3, Fuori Orario, Apocalypse Now, Il silenzio degli innocenti, Philadelphia, Clerks, Clerks II Edward mani di forbice, Batman I e II, Ed Wood, Pulp Fiction, Le Iene, Kill Bill I & II, Natural Born Killer, Rosemary's Baby, Un lupo mannaro americano a Londra, The Blues Brothers, Psycho, L'invasione degli ultracorpi, Alla ricerca di Nemo, Monster & Co., Shrek 1 e 2, Io non ho paura, Mediterraneo, Sciuscià, Strade perdute, The elephat man, Mulholland Drive, Fantozzi, Lo squalo, E.T., Schindler's List, La vita è bella, Il sesto senso, Ritorno al futuro (tutta la triloiga), Nightamare, Il seme della follia, La mosca, Mysterious Skin, C'era una volta in America, Nuovo cinema Paradiso, La promessa dell'assassino
My Music
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La mia libreria
Stephen King, Ken Follet, Michael Crichton, John Grisham, Jules Verne, Agathe Christie, Jonathan Coe, Dickens.
F a n l i s t i n g s
Scrivi qui le fanlisting alle quali sei iscritta.
D e s c r i p t i o n
Forse la definizione che mi calza meglio è "...un malinconico Peter Pan...". Talvolta un po troppo nervoso, compenso con una buona dose di altruismo e generosità. La famiglia e gli amici per me vengono prima di ogni altra cosa. Mi piace divertirmi e ridere, e lavoro solo perchè necessario. Sono curioso e affascinato tanto dalla vita che dal lato misterioso della stessa.
Questo sono io
C l o c k & C a l e n d a r
C o u n t e r
sono passati di qui *loading* amici
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