Guardai quella signora che mi fissava dall’alto e stava cercando di dirmi qualcosa; la sua buffa pettinatura mi fece sorridere, ma lei sembrò non curarsene, anzi sorrise anche lei.
Una voce familiare da lontano, la signora si voltò e sparì.
Alzai lo sguardo sopra la mia testa e vidi alcune farfalle che danzavano in cerchio; allungai la mano per afferrarle, ma non ci arrivai. Mi misi dunque a sedere e mi guardai attorno.
Sbarre a destra, sbarre a sinistra, sbarre davanti, sbarre dietro: ero praticamente prigioniero.
Riuscì a mettermi in piedi con non poca fatica e vidi che al di là della gabbia c’erano diverse persone: un uomo con la testa completamente pelata stava leggendo un giornale, un altro signore molto grosso era seduto davanti alla TV, mentre con un dito cercava qualcosa dentro al suo naso, poco più in la due donne parlavano sottovoce e all’improvviso scoppiare entrambe in una fragorosa risata.
Tutti sembravano così impegnati e nessuno dava l’impressione di badare a me, così decisi che sarei fuggito di li. Sollevai prima la gamba destra cercando di farla passare al di là della recinzione, ma fu tutto inutile; provai dunque con la gamba sinistra e dopo numerosi tentativi ero quasi riuscito nella mia impresa, quando mi sentii sollevare da dietro.
“Dove sta andando il mio ometto tutto speciale?”
‘Lasciami andare’ pensai, ma nel voltarmi vidi che a prendermi era stata quella bella signora che mi dava sempre da mangiare e che giocava con me facendomi ridere.
Mamma, mi sembra che si facesse chiamare.
Lei si sbottono la camicetta e disse:
“E’ ora della pappa”
Mentre poppavo dolcemente dal suo seno, scivolai piano piano nel mondo dei sogni pensando: ‘Esiste forse un posto più bello in cui addormentarsi?’