martedì, 24 aprile 2007

..:: GERMANIA ANNO ZERO ::..

Un anno fa circa, facendo zapping di notte mi sono imbattuto nelle sequenze finali di un vecchio film. Quelle immagini, mi hanno talmente segnato che poi ho cercato di capire di che film si trattasse e ho quindi scoperto che si trattava di "Germania anno zero" di Roberto Rossellini. Consapevole del fatto che difficilmente lo avrei rivisto in tv, mi sono dato da fare per recuperarlo in dvd, ma per molto tempo non è stato disponibile; poi qualche mese fa l'ho trovato in un sito internet e me lo sono fatto arrivare.

Nella Berlino del dopoguerra, città distrutta e in ginocchio, Edmund, un ragazzino tredicenne, deve provvedere al mantenimento della sua famiglia. Un padre invalido, un fratello disertore ricercato come ex nazista, e la sorella che si prostituisce ai soldati alleati. Giorno dopo giorno la vita è sempre più triste e difficile, finché Edmond incontra un suo ex maestro: un individuo ambiguo e cinico, al quale il ragazzino chiede aiuto. L'uomo "plagia" la mente del ragazzino con assurde teorie sui più deboli che devono soccombere per permettere la sopravvivenza dei più forti. Ispirato da tali discorsi, Edmund avvelena il padre. Preso dai rimorsi e dai sensi di colpa, il bambino torna dal maestro, che invece di confortarlo lo tratta da assassino.
Edmund allora comincia a vagare tra le macerie di Berlino, entra in una chiesa, sale sul campanile dopo aver visto il carro funebre che porta via il corpo del padre morto, si lascia cadere nel vuoto.


(Nel filmato la drammatica sequenza finale del film)

Film con il quale conclude un ideale trilogia della guerra, dopo "Roma città aperta" e "Paisà", è per Rossellini un'opera di transizione tra il neorealismo e l'attenzione ai drammi esistenziali dell'uomo.
Nel film si vede una Berlino segnata dalla guerra, ma non solo fisicamente, anche socialmente e psicologicamente. Città in cui regnano degrado, microcriminalità e forti contraddizioni e in cui il piccolo protagonista cerca di sopravvivere, schiacciato dalle molte responsabilità e da un infanzia perduta, tra lavori precari e le oscene proposte del vecchio maestro.
Ed è prorpio la figura dell'insegnante ad esprimere al meglio la crudeltà e la mostruosità del momento. Quella che dovrebbe essere una figura di riferimento e di conforto e che dovrebbe avere un ruolo pedagogico si rivela invece essere un mostro, pronto ad approffitare del momento di confusione per esprimere le sue tendenze pedofile e per  esporre la sua ideologia nazista su esseri inferiori che devono essere eliminati perché sono solo parassiti.
Anche la famiglia però, che dovrebbe essere una sorta di cellula di protezione, si rivela invece essere inadeguata per la crescita del giovane Edmund, che non solo non è protetto dai suoi cari, ma vi deve pure provvedere.
Uccidendo il padre, su suggerimento del ipocrita maestro, Edmund è realmente convinto di fare la cosa giusta, di fare del bene.
Come De Sica, anche Rossellini, punta il dito contro gli adulti per la formazione delle nuove generazioni e in questo contesto il suicidio del ragazzino assume un ruolo di liberazione. Edmund è una vittima della guerra causata dalla follia degli adulti.
L'anno zero del titolo è un anno che ancora deve venire, è quell'anno in cui si riuscirà a ricostruire un futuro per le nuove generazioni.

Scritto da Crybboy alle 19:45 ..::.. la fabbrica dei sogni, in me ..::.. commenti (1) ..::..

sabato, 21 aprile 2007

..:: Buon Natale Bruno ::..

Per l'angolo dell'amarcord ecco uno spezzone di un mitico telefilm che ha segnato l'adolescenza di noi giovani trentenni, o giù di lì, "I ragazzi della III C". Occhio alla sigla che è la prima, quella originale.

Scritto da Crybboy alle 21:03 ..::.. in me, la giostra della memoria, il baule impolverato ..::.. commenti (5) ..::..

venerdì, 20 aprile 2007

..:: A volte va bene ::..

L'altro giorno ho preparato la ricevuta ad un cliente che partiva la mattina presto. Questi poi mi ha lasciato 1 euro e 50 di mancia.
Voi direte: "Bella roba 1,50...si è proprio sforzato...."
Eppure a me ha fatto molto piacere e ora vedrò di spiegarvi il perché.
Innanzitutto è molto difficile prendere mance sia per il tipo di albergo in cui lavoro, sia per il periodo in cui tutti  cercano di risparmiare il più possibile, dunque una volta ogni tanto che si può mettere in tasca qualcosina fa comunque piacere anche se poco.
Ma più che la cifra in se, mi ha fatto piacere il gesto, perché la sera prima avevo aiutato questo cliente a risolvere un piccolo problema e allora lui ha voluto dimostrarmi la sua riconoscenza in questo modo.
Abituato come sono, a ricevere appena dei grazie se sono fortunato, un gesto così risolleva il morale

Scritto da Crybboy alle 17:37 ..::.. giorno per giorno, in me ..::.. commenti (5) ..::..

sabato, 14 aprile 2007

..:: Una normale giornata di follia ::..

Stasera arriva il gruppo. Erano circa le 18.00.
Dopo che ho assegnato tutte le camere cominciano a salire un po alla volta diversi componenti del gruppo lamentando qualche problema.
Seguendo in camera uno di questi mi fa capire che aveva freddo. Già lo guardo storto poichè c'erano almeno 20 gradi e non capivo come facesse a sentire freddo, ma non potendo discutere sulle sensazioni, gli faccio notare che ha la finestra spalancata. Questo che parlava solo ceco, mi guarda inebetito, alloro gli imposto il riscaldamento e poi torno al mio lavoro. Dopo mezz'ora questo ritorna dicendomi che ancora non funzionava il riscaldamento e ho dovuto cambiargli camera...
E questo senza contare le richieste più o meno assurde degli altri componenti del gruppo.

Scritto da Crybboy alle 23:30 ..::.. giorno per giorno, in me ..::.. commenti (4) ..::..

lunedì, 09 aprile 2007

..:: Good bye Johnny Hart ::..

Scritto da Crybboy alle 18:34 ..::.. il baule impolverato ..::.. commenti (1) ..::..

mercoledì, 04 aprile 2007

..:: Noda dell'autore ::..

Il racconto che ho scritto qua sotto è in effetti abbastanza lungo, ma non avrebbe avuto senso pubblicarlo in due volte perché non avrebbe reso abbastanza, spero che qualcuno di voi abbia comunque la voglia di leggerlo.

Scritto da Crybboy alle 18:00 ..::.. ..::.. commenti (2) ..::..

..:: Il destino dell'albero degli impiccati ::..

Questa vicenda è accaduta molti anni fa; anche se sarebbe più corretto dire che ebbe inizio molti anni fa.
All’epoca avevo circa venticinque anni e da allora non ne ho mai scritto, ne parlato con qualcuno. Non so perché, forse per una sorta di pudore, o perché sapevo che nessuno mi avrebbe creduto, o forse perché non ci volevo credere io stesso. Poi l’altra settimana ho letto quell’articolo sul giornale e ho capito che non erano state solo coincidenze, come mi ero voluto illudere fino a quel momento; era tutto vero e lo era sempre stato.
Ora, ho deciso di scrivere tutta la storia per lasciare una testimonianza di quanto accadde quella notte e sulle conseguenze che ebbe per tutti noi, ma soprattutto con la speranza che portandola alla luce, essa rimanga imprigionata in queste pagine, liberandomi da quel senso di colpa che grava su di me come un grosso macigno, da oltre cinquant’anni.

Quell’estate avevamo deciso che avremmo passato le vacanze girando l’Italia in moto, senza tappe precise, ma fermandoci di volta in volta dove il destino ci avrebbe condotto.
Simone, Alessandro, Jonathan con la sua eterna fidanzata Martina, ed io, eravamo in viaggio già da una settima e stavamo per lasciare la Toscana, per addentrarci nella verde Umbria. Avevamo trascorso il pomeriggio in un piccolo paese medioevale passeggiando tra le mura del piccolo borgo e visitando alcuni tipici edifici; dopo aver preso un aperitivo partimmo alla ricerca di un posto dove passare la notte.
Eravamo per strada ormai da due ore, e da più di una non incrociavamo anima viva. Improvvisamente ci trovammo avvolti da un'insolita nebbia estiva, talmente fitta che non riuscivo più a distinguere i miei compagni di viaggio, nonostante mi precedessero solo di qualche metro. Allo stesso tempo i rumori dell’ambiente circostante svanirono rapidamente; niente più cinguettio degli uccelli, ne fruscio del vento tra le fronde degli alberi. L’unico rumore che percepivo era quello dei potenti motori delle nostre moto, ma anche questo mi giungeva molto ovattato, come se la densità della nebbia ne assorbisse una parte. Ricordo che perso in quella coltre bianca, provai una strana sensazione, come se fossi prigioniero di una stanza senza pareti.
Poi, così com’era comparsa, la nebbia svanì, non diradandosi lentamente, ma tutta assieme all’improvviso; tant’è che rischiai di andarmi a schiantare contro la Harley di Alessandro.
I miei amici erano tutti fermi sotto ad un grande cartello stradale e stavano osservando la cittadina che si apriva al di la di esso.

Alzai lo sguardo e lessi sul cartello il nome di quel misterioso paese: ARGO.
Erano appena le otto di sera, eppure solo poche case avevano le luci ancora accese. Pensai che, essendo quello un piccolo borgo isolato, probabilmente la gente andava a letto molto presto.
Nella piazza principale, dominata dalla torre del campanile, un unico locale era ancora aperto. Sulla massiccia porta di legno l’insegna recita così: LA FORCA: ALBERGO-BAR-RISTORANTE.
Entrando mi ritrovai in un ambiente spazioso, ma non molto ampio, alcuni tavoli erano stati disposti nella piccola sala e lungo la parete opposta a quella d’entrata c’era il grande bancone da barista.
Quando la porta si chiuse alle mie spalle, gli unici quattro clienti si voltarono ad osservarmi, distogliendo per un attimo l’attenzione dalla partita a carte nella quale erano impegnati.
“Buonasera!” esordii
“Buonasera” mi rispose l’uomo che stava dietro al bancone “posso esserle utile?”
Spiegai che ero appena arrivato in paese con quattro amici, e che cercavamo dove passare la notte.
Per qualche istante l’uomo non disse nulla limitandosi a fissarmi, come se stesse cercando di studiarmi, poi mi sorrise attraverso la folta barba che gli incorniciava il volto.
“Ma certo” disse “potete scegliere la camera che volete, sono tutte libere, purtroppo non abbiamo molti visitatori.”
Chiamai gli altri e dopo averci registrati, l’uomo ci consegnò le chiavi delle due stanze, una tripla per Simone, Alessandro e me, e una matrimoniale per Jonathan e Martina.
“Sarebbe possibile avere qualcosa da mangiare?” chiesi
“Mi spiace” rispose “purtroppo la cucina è chiusa e la dispensa è vuota, ma se volete poco più a valle c’è un pub aperto fino a tardi.”
“Ah, bene!” lo ringraziai e salii in camera per darmi una rinfrescata.
Ci ritrovammo tutti nel salone mezz’ora dopo e notai divertito che i quattro clienti che avevo visto entrando, erano ancora seduti allo stesso tavolo a giocare a carte.
Chiesi indicazioni al simpatico proprietario su come raggiungere il pub che ci aveva indicato.
“La strada più semplice è quella che passa attraverso i campi qui dietro, non è molto illuminata, ma arriverete dritti a destinazione.”
Un attimo prima di uscire dal locale sentimmo una voce che diceva:
“Attenti all’albero degli impiccati…”
A parlare era stato uno dei quattro giocatori di carte.
“Cosa?” chiese Jonathan
“Tenetevi alla larga dall’albero degli impiccati” ribadì l’uomo.
“Di cosa sta parlando?” insistette Jonathan “Cos’è questa storia?”
Il proprietario dell’albergo trasse un profondo respiro e poi cominciò a raccontare.
“A metà strada tra qui e il pub c’è una grossa quercia dove, nel medioevo, venivano impiccati i condannati a morte. Per molti anni ladri, truffatori e assassini sono stati appesi per il collo proprio su quell’albero. Poi un giorno, un contadino del paese fu accusato ingiustamente di aver violentato e ucciso sette bambini. Nonostante lui continuò a proclamarsi innocente fino alla fine, nessuno gli credette e così anche lui venne impiccato laggiù, ma prima che il nodo scorsoio gli spezzasse il collo, l’uomo lanciò un anatema, una specie di maledizione.
Pochi giorni dopo la sua morte, sette ragazzini furono trovati impiccati alla stessa quercia. Il paese era in preda al panico, e ricordando le ultime parole del contadino ucciso, fu chiamato un prete esorcista per far benedire l’albero.
Da allora nessuno è stato più impiccato, ne si sono ripetuti casi come quello dei sette bambini, ma chiunque si è avvicinato troppo a quell’albero è stato vittima di strane e inquietanti visioni e molta gente del paese è pronta a giurare di aver visto il fantasma del povero contadino, penzolare dal grande albero che la osservava con gli occhi fuori dalle orbite.”
“Accidenti” commentò Martina “proprio una storia da racconto del terrore.”
“Ma è solo una storia” tentò di tranquillizzarla l’albergatore “una leggenda che ormai si tramanda da generazioni, per spaventare i nostri bambini o incauti visitatori come voi” e poi scoppiò in una grossa risata.
“In ogni caso tenetevi lontano da quella quercia” proseguì l’uomo al tavolo, che non aveva mai staccato gli occhi dalle sue carte.

Scritto da Crybboy alle 17:57 ..::.. racconti e poesie ..::.. commenti (5) ..::..

martedì, 03 aprile 2007

..:: Refferers Marzo ::..

Ecco, come al solito, i migliori refferrers del mese precedente:

david paich cambia sesso (oddio, questa mi è nuova, ma forse gli altri componenti dei Toto sono contenti)
uskebasi filosofo (uè daniele, ti sei dato alla filosofia?)
avirex storia (mmm in che modo gli avirex potrebbe entrare nella storia?)
dentisti istambul (bhe io continuo a preferire i dentisti italiani....)
il perfetto cameriere (devo ancora conoscerlo)
kaboobi t'shirt (se esiste la voglio anch'io....)
leggende e storie sull'acero (ah ah ah tu sei quello del castagno vero?)
rutti techno (l'ho sempre detto che la techno non è musica...)
scene da le porno killers (e cioè ti uccidono trombandoti? Bella morte devo dire...)

E questi i Paesi da cui ho ricevuto più visite:

Italia
Monaco
Romania
Germania
Irlanda
Svizzera
USA
India
Canada
Spagna
Regno Unito
Turchia
Polonia
Ungheria
Australia




Scritto da Crybboy alle 20:26 ..::.. giorno per giorno, in me ..::.. commenti (1) ..::..

Io Amo

La mia famiglia, i miei amici, leggere, scrivere, la musica, i sogni, i baci, la cioccolata, la birra, il cinema

C i ò c h e O d i o

L'indifferenza, la maleducazione, la mancanza di rispetto, l'insensibilità, il dolore, l'arroganza, i sogni spezzati, la musica techno, la pizza fredda, gli imprevisti, andare dal dentista

W i s h L i s t

Scrivi qui i tuoi sogni nel cassetto.

S o g n i R e a l i z z a t i

Scrivi qui i sogni che sono diventati realtà.

I miei film

L'attimo fuggente, Gli anni spezzati, The Truman Show, Shining, Full metal Jacket, Arancia Meccanica, Barry Lyndon, Orizzonti di Gloria, 2001: odissea nello spazio, Il Padrino, Il Padrino 2, Il Padrino 3, Fuori Orario, Apocalypse Now, Il silenzio degli innocenti, Philadelphia, Clerks, Clerks II Edward mani di forbice, Batman I e II, Ed Wood, Pulp Fiction, Le Iene, Kill Bill I & II, Natural Born Killer, Rosemary's Baby, Un lupo mannaro americano a Londra, The Blues Brothers, Psycho, L'invasione degli ultracorpi, Alla ricerca di Nemo, Monster & Co., Shrek 1 e 2, Io non ho paura, Mediterraneo, Sciuscià, Strade perdute, The elephat man, Mulholland Drive, Fantozzi, Lo squalo, E.T., Schindler's List, La vita è bella, Il sesto senso, Ritorno al futuro (tutta la triloiga), Nightamare, Il seme della follia, La mosca, Mysterious Skin, C'era una volta in America, Nuovo cinema Paradiso, La promessa dell'assassino

My Music

Queen, Deep Purlpe, F. De Gregori, F. De Andrè, Rush, King Crimson, PFM, Led Zeppelin, F. Mannoia, Journey, Kansas, REM, C. Baglioni, R. Vecchioni, 883, S. Bersani, Yes, Toto, Beatles, L. Battisti, E. Bennato, Jeff Buckely, Vasco Rossi, Creedence Clearwater Revival, Tool, Nomadi

La mia libreria

Stephen King, Ken Follet, Michael Crichton, John Grisham, Jules Verne, Agathe Christie, Jonathan Coe, Dickens.

F a n l i s t i n g s

Scrivi qui le fanlisting alle quali sei iscritta.

D e s c r i p t i o n

Forse la definizione che mi calza meglio è "...un malinconico Peter Pan...". Talvolta un po troppo nervoso, compenso con una buona dose di altruismo e generosità. La famiglia e gli amici per me vengono prima di ogni altra cosa. Mi piace divertirmi e ridere, e lavoro solo perchè necessario. Sono curioso e affascinato tanto dalla vita che dal lato misterioso della stessa.

Questo sono io

Blogger: Crybboy
Nome: Marco Contin


C l o c k & C a l e n d a r

C o u n t e r

sono passati di qui *loading* amici

F r a s i D a R i c o r d a r e

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino; noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitmann: - O me o vita, domande come questa mi perseguitano, infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v'è di nuovo in tutto questo? O me o vita - Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità; che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo?

C u r r e n t D e s k t o p

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