“Spero che suo figlio venga adescato dai pedofili su Facebook” questo l’augurio di Gabriella Carlucci ad Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso e titolare del blog Piovono Rane.
L’alterco è avvenuto durante un incontro alla Camera dei Deputati sulla legislazione per Internet. Alessandro Gilioli, sul suo blog, era stato uno dei primi a rendere nota le misure molto restrittive della libertà in rete alle quali sta lavorando Gabriella Carlucci insieme al senatore D’Alia, del Pdl. Gilioli racconta l’episodio sul suo blog.
Finocchia
A quel tempo Geppetto aveva quasi settant’anni, ma non aveva ancora mia visto un passera in tutta la sua vita. Per diverso tempo si era consolato sodomizzando Rossella, la mucca che gli dava il latte tutti i giorni, ma poi gli affari cominciarono ad andare male, nessuno più aveva bisogno di un falegname, infatti la maggior parte della gente andava a comprare i mobili all’IKEA, così fu costretto a vendere la sua amata giumenta, che invece prese la notizia, con infinita allegria.
Ormai, persa ogni speranza, Geppetto decise di costruirsi una bambola di legno, certo non sarebbe stato come una donna vera, ma riteneva che alla sua età avrebbe potuto accontentarsi.
Cominciò così ad intagliare un grosso ciocco di legno, che gli era stato venduto ad un prezzo esorbitante, da un magnaccio dei quartieri poveri. Arrivato a metà lavoro, stanco e assetato, decise di prendersi una pausa e di andare a scolarsi qualche quartino giù in paese.
Era da poco uscito, quando dalla finestra fece irruzione uno strano figuro, una donnina di un metro e venti di statura, ma con due baffi sopra il labbro superiore, che nemmeno un tricheco. Dopo aver messo a soqquadro il piccolo appartamento, non avendo trovato nulla da portare via, bestemmiò in una strana lingua e al che la bambola di legno poggiata sul letto si animò.
“Ciao” disse “Chi sei tu?”
“Sono la Fata Turchina” rispose la donna “mi chiamo così perché vengo da Istanbul e faccio sparire le cose. E tu chi sei?”
“Io…” disse la bambola esaminando il suo corpo “Io sono Finocchia….”
Infatti Geppetto l’aveva dotata di due tette da far invidia a Pamela Anderson, ma non avendo completato la sua opera non si era preoccupato di tagliare quel ramo che ora cresceva come membro di 25 centimetri tra le nuove gambe della bambola.
“Guarda” continuò la Fata Turchina “ora non posso fermarmi, ma se hai bisogno di aiuto ti lascio il mio numero di cellulare” e detto questo si diede alla fuga.
Quando tornò Geppetto, la bambola gli corse incotro.
“Babbo, babbino…” gridò
“E tu chi sei?” chiese l’uomo spaventato
“Eh sono Finocchia, la tua bambola”
“Si ma che hai li” replicò il povero falegname indicando l’enorme fallo “qui ci vuole un bel taglio”
“No” urlò Finocchia tentando di scappare
Geppetto però, l’acchiappò per le spalle e la distese sul tavolo da lavoro, pronto a tagliarle quell’attributo in più, ma una folle idea lo fece desistere dalle sue intenzioni.
“Forse potrai essermi più utile così” disse alla bambola “tutte le sere ti metterai sotto quel lampione e darai tanta felicità ai camionisti di passaggio, così faremo un sacco di soldi…”
“Ma io voglio andare a scuola” protesto la bambola “Voglio studiare, diventare ministro e poi partecipare all’Isola dei Famosi”
“Di giorno puoi fare quello che vuoi, ma la sera fai come dico io, o finisci nel caminetto” tagliò corto Geppetto.
Così Finocchia iniziò, di giorno, a frequentare la locale scuola elementare, suscitando, per le sue generose forme, l’invidia sia dei maschietti che delle femminucce e di notte a soddisfare uomini in cerca di qualche esperienza alternativa.
Purtroppo dopo poco tempo si accorse di essere malata, infatti ogni volta che diceva una bugia le si accorciava il fallo di due centimetri. Pensò così di chiedere aiuto alla Fata Turchina.
“Deficiente” le disse la Fata “non sono le bugie, è un tarlo del legno che ti sta facendo un succhiotto”
Dopo una semplice operazione il tarlo fu rimosso e sostituito con un grillo parlante di nome Clementoni.
Difficile inquadrare in un unico genere questo piccolo gioiello della cinematografia svedese. Pur trattando di un tema horrorifico, di horror ha molto poco, se non qualche sequenza più grand-guignolesca che spaventosa. E' sicuramente un film drammatico che tocca tematiche quanto mai attuali, come quella della solitudine dovuta all'incomunicabilità (soprattutto tra adulti e giovanissimi), e alla puara del diverso. Infatti Oskar è abbandonato a se stesso, i suoi genitori sono divorziati e sembrano non accorgersi della sua sofferenza e della sua rabbia, dovuta ai sopprusi di alcuni bulletti, e anche gli altri adulti sono ciechi al bisogno d'aiuto del biondo ragazzino, che immagina di accoltellare i compagni che lo vessano continuamente. Poi Oskar, conosce Eli, una ragazzina che si è trasferita da poco nel suo stesso palazzo, che sembra non temere il freddo e che vive assieme ad uomo anziano. Tra i due ragazzini nasce presto una tenera amicizia e un affetto profondo (qui il film si tinge di atmosfere romantiche, anche se si tratta di un amore casto e quasi infantile) e sarà prorpio la nuova amica a dare ad Oskar il coraggio di affrontare i compagni di scuola che lo tormentano. Poi Il ragazzino scoprirà che Eli non è un essere umano, ma un vampiro asessuato, che per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi di sangue. Ma questa sua natura non spaventa lo spettatore, anzi si prova quasi pena per lei, costretta a macchiarsi di atroci delitti per sopravvivere. 